I “pazzi”

Un giorno facendo tirocinio in un ospedale psichiatrico e avendo avuto a che fare con diversi casi clinici mi resi conto di una cosa e feci la seguente riflessione:

Perché chiamiamo chi ha qualche disturbo della personalità o dell’umore o qualsivoglia malattia psicologica/psichiatrica con l’appellativo di pazzo?

“L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi.” (M.Monroe)

O come dice S.Freud:

“Il pazzo è un sognatore sveglio”

A mio avviso quindi traspare che ognuno di noi porta dentro di se una dose di “pazzia”

Dal greco pathos significa sofferenza, oppure dal latino pact che significa pattume.

Dunque dal greco colui che è pazzo significa che soffre “patior”

Ma ricordiamoci che noi tutti siamo un po’ pazzi e meno male! Meglio essere pazzi naturali che non esserlo facendo uso di droghe, alcol e via dicendo.

Il non essere pazzo rappresenterebbe invece un vero problema.

I pazzi vivono di istinto come gli animali, i bambini.

Pazzia e passione hanno la stessa etimologia.

La pazzia non è che come una scintilla che illumina i nostri occhi e che non si rassegna alla monotonia della quotidianità.

E questo non rassegnarsi provoca molta fatica.

Provoca dolore

Essere pazzi Significa amare ma amare troppo.

Essere pazzi significa soffrire ma soffrire troppo.

I pazzi provano le stesse emozioni di chi si reputa normale ma le vive troppo.

Insomma i pazzi non hanno mezze misure.

O bianco o nero. Non vivono di sfumature

Chi è pazzo fa paura perché non prova vergogna ad essere se stesso sempre e comunque in ogni circostanza e con ogni persona.

Chi è veramente pazzo? Chi ha capito tutto dalla vita e la vive appieno o chi si cela dietro mentite spoglie?

A noi la scelta.

V.Storniolo